Aggressione in auto: Il buon signor “due passi” ed il terribile signor “80 chilometri”

Ti è mai capitato di rischiare un litigio per un sorpasso o un percheggio rubato?  La violenza generata da scorrettezza alla guida così come talvolta da motivi anche più futili è una delle causa di agressioni più comuni assieme a quelle generate dall’abuso di alcool e stupefacenti e quelle, premeditate, a scopo ritorsivo o di rapina.

Riporto questo resoconto così come mi è stato fatto, con l’intento di fornire materiale di riflessione per chi di questi casi studia le dinamiche e per chi, praticando difesa personale, vuole comprendere quanto realmente sia facile trascendere dalle parole ai fatti.

Aggressione in auto, un racconto reale

L’evento: In macchina verso un grande magazzino del bricolage mi accorgo che dalla corsia opposta una macchina sta superando invadendo la mia corsia. Il tipo è abbastanza lontano ma inizio a preoccuparmi quando vedo che non rientra.

Mi devo scansare io, rischiando di beccare le macchine che procedono nel mio senso, per evitare un frontale serio. Non vedo chi guida ma automaticamente mi parte un insulto che l’autista dell’altro mezzo ha sentito sicuramente, visto che avevo il finestrino aperto, essendo estate.
Svolto per entrare nel parcheggio del negozio e dallo specchietto vedo che la macchina che ho evitato fa inversione bruscamente e riparte sgommando nella mia direzione.

Parcheggio e attraverso la strada, salgo le scale e mi fermo all’ingresso. La macchina mi passa davanti e vedo che alla guida c’è un tipo per niente raccomandabile. Al suo fianco una ragazza. Immagino stia cercando la mia macchina quindi rimango fuori perchè ho paura che me la danneggi.
Il tizio fa inversione e ripassa. Mi vede sulle scale che lo guardo, inchioda e scende, con una tipa che cerca di trattenerlo.

Premetto che al periodo non mi allenavo da parecchio tempo ma automaticamente ho messo piede destro avanti e visto l’elemento ho posizionato per bene la chiave della macchina stretta nel pugno.
Il tipo grida qualcosa del tipo “neanche mio padre mi parla così”, sale le scale e la prima cosa che fa mi tira un calcio nelle palle. Istintivamente mi proteggo con la gamba anteriore e quindi il calcio mi va a finire sulla coscia sinistra prendendomi di striscio, poi cerca di colpirmi con un pugno che riesco ad attutire spostando il busto indietro. Contrattacco e finiamo corpo a corpo dove la chiave che ho in mano fa il suo dovere.

Non interviene nessuno per separarci nonostante una decina di persone siano intorno. Alla fine il tizio perde la sua carica iniziale e si allontana con la camicia a pezzi. La ragazza, immagino la sua compagna, lo tira via e si riavvicina dicendomi che il tipo era appena uscito di galera, immagino con la paura che io chiamassi le forze dell’ordine.
Il tutto dura si e no 20-30 secondi.

Riflessioni a seguito dell’aggressione.

Cosa ho pensato dopo: A freddo, ho ripensato al fatto che avrei potuto tirargli un calcio come stava salendo le scale, sarei potuto entrare in negozio e vedere se il tipo faceva effettivamente qualcosa alla macchina o se andava via, evitando così lo scontro, e altre cinquantamila cose.
L’unica cosa che non mi è venuta in mente è che non ero solo ma con un’altra persona che avrebbe potuto essere coinvolta, con brutte conseguenze, nella collutazione.

Ripensandoci oggi, a distanza di parecchi anni: E’ stato il mio insulto che ha scatenato tutta la storia.
Da come il tipo è sceso dalla macchina, il suo atteggiamento non ha lasciato spazio a nessun tentativo di de-escalation. Mi è arrivato davanti e mi ha attaccato e non ho potuto far altro che reagire.

La postura e la reazione spontanea del mio corpo mi hanno salvato da un brutto calcio che mi avrebbe probabilmente steso subito.

Anche oggi cercherei di controllare la macchina, con il rischio di essere individuato ma farei entrare nel negozio eventuali persone che dovessero essere con me e non in grado di difendersi adeguatamente, probabilmente chiedendo di chiamare nel caso le forze dell’ordine.

Ho messo premeditatamente la chiave nel pugno chiuso. Non lo rifarei assolutamente perchè ho rischiato di causare dei danni molto seri all’altra persona, con tutte le conseguenze del caso.
Talvolta per evitare basta controllare un po’ anche i nostri nervi, tenendo sempre a mente che un combattimento evitato è un combattimento vinto, anche contro il nostro ego.

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