Il Krav Maga è un sistema di origine militare ma, nella sua versione per civili non prevede l’addestramento alle armi da fuoco.
Alcuni istruttori però offrono la possibilità ai propri allievi di intraprendere anche questo percorso. Vediamo di comprendere le ragioni che stanno dietro questa scelta.

Prima di continuare, per onestà intellettuale, faccio una premessa.
Personalmente ritengo che il maneggio delle armi da fuoco sia da trattare con la massima attenzione e rispetto. Se ci si approccia al tiro lo si dovrebbe fare avendo come solida base la sicurezza nel maneggio prima di ogni altra cosa e tenendo ben presente che non si tratta di un gioco. 

Detto questo, nelle prossime righe spiego in 3 punti perché imparare a sparare è un’esperienza che può dare un valore aggiunto anche se assolutamente non indispensabile.

Imparare a sparare: sicurezza prima di tutto.

I protocolli di sicurezza nel maneggio delle armi (vedi le regole di Cooper) e le norme all’interno del poligono sono la Bibbia del tiratore.
Dal mio punto di vista questo aspetto è importante per il praticante di Krav Maga su diversi piani. Il primo è ricordare che la pratica, per quanto ludica e ricreativa ha comunque a che fare con la vita e la morte.
Ovvero, quando si scherza si scherza, quando si fa sul serio, si fa sul serio.
Non si mischia.
Il secondo riguarda l’aspetto della sicurezza e controllo in sé e del rispetto e considerazione della sicurezza di chi pratica accanto a noi.
Il terzo l’implementazione certosina di certi comportamenti e azioni.
Spesso quando si è stanchi in allenamento si tende ad essere meno precisi nelle proprie azioni. Avere un alto livello di vigilanza invece è importantissimo.

Posizione e focus

Se la posizione di tiro è scorretta questo si ripercuoterà sulla precisione del colpo.
Questo principio è valido quando si colpisce a mano nuda, quando si usa un’arma bianca e anche quando si spara.
In aggiunta a ciò nello sparare la concentrazione nel mantenere il respiro controllato e azionare la giusta pressione sul grilletto senza “strappare” è una condizione di lucidità mentale molto utile.
In fondo il Krav Maga deve consentire azioni determinate e lucide proprio quando il livello di stress è alto. 

Gestire lo stress e automatizzare i movimenti.

In particolare le prime sessioni, sparare è un’esperienza che comporta un certo impatto emotivo. Il rumore che fa la pistola, la sensazione che da nel momento dello sparo sono tutti elementi che appaiono trascurabili… dopo che ci si è abituati.

Il livello di stress successivamente si abbassa ma rimane comunque sempre ad un livello di soglia tale da non far considerare l’arma come qualcosa di scontato.
In modo analogo a quando si impara a guidare la moto, il buon biker sa che il momento in cui si sente troppo sicuro è il momento in cui è più esposto ad un incidente.

Nel maneggio delle armi si impara ad automatizzare tutta una serie di movimenti che devono essere eseguiti in sicurezza. Il riuscire a condurre queste azioni mantenendo la giusta soglia di stress è un ottimo allenamento e rispecchia quello che un Kravist deve saper fare se chiamato all’azione.

Qualche parola in conclusione.

L’attività del tiro in poligono è una attività molto interessante a prescindere.
Per chi pratica Krav Maga può esserlo ancora di più e mettere in qualche modo in contatto il praticante con un aspetto che fa parte della natura originaria della disciplina.

Va sottolineato che non è un’attività indispensabile.

Allo stesso modo di come non lo è fare pugilato o discipline di lotta anche se il Krav Maga ha nel suo background originario proprio queste due discipline.
Il Krav Maga basta a se stesso ma tutto aiuta, se aiuta. 

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