Difesa personale femminile:Una premessa.

Ho scritto quest’articolo pensando di rivolgermi ad una donna.
Visto l’argomento mi è venuto spontaneo scriverlo così.

Non me ne vogliano i lettori uomini. In fondo, dopo tanti articoli scritti rivolgendomi al maschile, penso non sarà una tragedia se questo risulterà letto al femminile.
Detto questo, iniziamo.

La paura maggiore

Una delle preoccupazioni maggiori che mi sono state raccontate dalle ragazze che frequentano i miei corsi di difesa personale è quella di rimanere bloccate in caso di aggressione.
Questo a prescindere che si conoscano o meno le tecniche. La preoccupazione è così forte da mettere in dubbio non solo una capacità di reazione fisica di attacco o di fuga ma anche il semplice riuscire ad urlare per chiamare aiuto.

Il problema è molto sentito e comune anche agli uomini anche se questi ultimi lo esplicitano in modo molto meno evidente delle donne.
Sai perché?
Perché è reale e concreto.
Molto concreto.

Senza un addestramento specifico è molto facile che questo blocco da panico , tanto temuto, si realizzi esattamente come nelle previsioni.
La buona notizia è che la soluzione c’è.

Per farti capire meglio ti spiego, in modo molto rapido, quello che succede nel nostro cervello quando veniamo aggrediti e perché anche le aggressioni verbali hanno lo stesso effetto di quelle fisiche.
Ovvero, puoi trovarti ad essere completamente paralizzata anche solo per il fatto di venire insultata pesantemente e violentemente.

Parliamo del cervello

Pensa al nostro cervello come diviso in tre parti.
Una che è quella moderna, dove albergano le nostre abilità di pensiero superiori.
Una, che abbiamo in comune con i mammiferi, è il nucleo delle nostre emozioni.
Infine una primitiva che gestisce le attività correlate alla sopravvivenza.

Quest’ultima è quella che si attiva quando veniamo aggrediti e, poiché è stata tarata in un periodo storico in cui le aggressioni verbali non esistevano, non fa distinzione tra verbale e fisico.
Tutto in un unico calderone, alè!
Questa parte del cervello conosce solo tre reazioni: aggredire, scappare o rimanere immobili con l’intento di mimetizzarsi (funzionava probabilmente molto bene per gli uomini primitivi quando vedevano un predatore ) o sottomettersi ad un membro dominante dello stesso branco.

La bella notizia è che le due opzioni di attacco e di fuga funzionano molto bene se opportunamente allenate, la brutta notizia è che in mancanza di allenamento si attiva con grande facilità quella di blocco.
Non te la devi prendere.

Per il cervello primitivo conta solo la sopravvivenza. Per lui, che tu possa rimanere traumatizzata a vita da quello che ti capiterà è marginale se la strategia ti consente di rimanere in vita. Nulla di personale ma ha funzionato per milioni di anni e non è previsto nessun upgrade.
Magari però non vorrai affidarti al caso e alla fortuna.
Un istruttore specializzato in questo settore con cui ho avuto modo di allenarmi diceva questo: “La sicurezza è nostra personale responsabilità.”

Ecco allora cosa puoi fare per portare il rischio del blocco il più possibile vicino allo zero.

Semplifico un po’ ma cerco di darti un’idea in modo che tu possa usare queste linee guida per sceglierti un corso o un intensivo che faccia al caso tuo.

L’allenamento procede su due piste.
Uno relativo alla gestione dello stress.
Uno relativo al prendere consapevolezza delle proprie capacità di reazione.

Nel primo step si allena l’allieva affinché prenda confidenza con quelle che sono le principali situazioni di aggressione e quale sia la psicologia di chi si affronta. Bada bene che la mentalità di un uomo che aggredisce una donna è molto diversa da quella di un uomo che aggredisce un altro uomo.
Conoscere lo scenario che si va ad affrontare consente di ridurre moltissimo già di per sé il blocco.

Sconfiggere la paura: cosa serve ancora!

Il tutto va collegato alla consapevolezza di poter reagire e sapere come farlo per produrre effetto.
Non serve mettere fuori combattimento nessuno basta essere efficaci in modo sufficiente da potersi divincolare e scappare.

Nel secondo step dunque si allena l’allieva affinché impari attraverso quali movimenti il corpo può essere usato in modo semplice come arma.
Il tutto considerando la differenza di mole e di forza e l’ingombro degli abiti femminili comunemente indossati. Nulla di complicato insomma.

Per cui, se vuoi toglierti una volta per tutte questa paura, scegli un corso o un intensivo che abbia questi due requisiti ben chiari. Le montagne di tecniche non servono a molto. Ancora di meno se pensate per gli uomini e malamente adattate alle donne.
La chiave è la metodologia e i protocolli di allenamento usati.

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Di seguito ho scelto delle risorse per te se vuoi approfondire l’argomento.

Fare Krav Maga fa passare la paura?

Il dono della paura. Un libro atipico sulla difesa personale

Come gestire la violenza di un’aggressione?

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