Tre ambiti di cui devi tener conto.

Diventare bravi nel Krav Maga significa avere competenza sotto tre profili di base: L’ambito fisico, l’ambito tecnico e l’ambito tattico, ma non solo.

Oltre a questi ambiti è richiesta una capacità di andare veramente a fondo sino a raggiungere il cuore della pratica. Il raro elemento, comune a tutte le arti marziali e che distingue i fuoriclasse nel combattimento, che fa del praticare bene poche cose una ricchezza di gran lunga superiore al praticare poco tante cose.

Il Krav Maga anche se condivide con le arti marziali l’aspetto della crescita personale e con gli sport da combattimento le metodiche di allenamento per uno scontro fisico reale, si differenzia negli strumenti usati per essere stato concepito e progettato con l’intento di affrontare situazioni di vita o di morte.

migliorare e credere in se stessiPerché diventare bravi nel Krav Maga non può essere solo una questione di tecniche usate.

Spesso si fa un gran discutere di tecniche, ma come sa chiunque si sia trovato su un ring o su un tatami durante una competizione, la tecnica migliore è inutile se realizzata in una situazione sbagliata, nel tempo e nella distanza sbagliata.

Per questo l’aspetto tecnico del Krav Maga, seppure progettato in modo scientifico, da solo non aumenta di granché la capacità di difendersi da una aggressione.

In parole povere, non ti salvi perché conosci “la mossa”. Piuttosto sei in grado di fronteggiare e gestire una situazione di pericolo perché hai imparato come combinare i tre aspetti fondamentali per farlo: Quello fisico, quello tecnico e quello tattico.

I 3 elementi per essere bravi nel Krav Maga

Nella dottrina militare si dice che il rapporto di forze che garantisce il risultato migliore di vittoria con le minori perdite sia di 3 a uno. Pensa al Krav Maga esattamente in questo modo. Se ti affidi solo ad una delle sue caratteristiche (solo fisiche, solo tecniche o solo tattiche) perdi il vantaggio di questo rapporto. Ammesso ovviamente di svilupparle correttamene. Vediamole in dettaglio:

L’allenamento fisico nel Krav Maga.

L’allenamento fisico nel Krav Maga non si intende per trasformare gli atleti in versioni in miniatura di Rambo. Il fisico pompato è secondario rispetto ad un fisico funzionale. Dove per funzionale intendo sviluppare la capacità di: usare la propria muscolatura in modo sinergico e usare il proprio corpo in modo da creare delle resistenze basate sulla struttura ossea e non sulla forza muscolare.

L’allenamento tecnico nel Krav Maga.

Le tecniche nel Krav Maga devono rispettare gli aspetti ovvi della biomeccanica, adeguarsi a quelli che sono i riflessi istintivi in situazione di pericolo e i movimenti naturali del corpo umano.

Inoltre, meno scontato e meno visto, avere sempre una plausibilità che concerne la velocità di esecuzione (rispetto ad un’altra tecnica ugualmente valida); il minimo dispendio energetico possibile (rispetto ad una tecnica che richiede una atletici migliore) e la possibilità di essere insegnata, appresa e messa in pratica in tempi accettabili.

Su quest’ultimo punto è da rilevare che le tecniche all’interno di un programma logicamente costituito, rispecchiano questa progressione all’interno di livelli sempre più alti e in cui si gestiscono problematiche più impegnative.

L’allenamento tattico nel Krav Maga.

Quando, come e perché sono domande che dovrebbero sempre riguardare l’atteggiamento tattico nel Krav Maga. Da aggiungere, voleste fare un lavoro completo anche le domande Chi (chi avete di fronte) con chi (con chi siete) e Dove (dove siete e che ruolo ricoprite).

Hai presente la frase trita e ritrita che si dice per la difesa personale? “Meglio un cattivo processo che un buon funerale”. Ebbene per semplificare, pensa che il Krav Maga correttamente praticato a livello tattico deve essere in grado di darti gli strumenti per non finire in una bara e allo stesso tempo non finire in prigione.

La caratteristica essenziale per essere bravi nel Krav Maga.

Per padroneggiare questi tre aspetti però occorre una caratteristica particolare.

Occorre avere la stessa dote che distingue universalmente i marzialisti e i combattenti d’eccezione: Essere in grado di andare in profondità nella propria pratica e nella conoscenza del cuore del sistema che si allena.

Andare in profondità significa voler davvero capire in tutti i suoi aspetti la propria disciplina. Ancor di più questo vale per le prove sotto stress. In qualsiasi disciplina legata alla difesa personale dobbiamo pensare che ciò che riusciremo ad applicare in una situazione reale sarà equivalente al peggio che riusciamo a fare in allenamento.

Il peggio che fai in allenamento è il meglio che fai in combattimento.

Comprendere come sollevare il proprio standard minimo è non importante, è essenziale.

NON la singola prestazione la volta che siamo ispirati e carichi.

Proprio lo standard minimo.

Il districarsi in una situazione di pericolo richiede addestrarsi ad essere efficienti anche nelle peggiori condizioni. L’allenamento in palestra diventa quindi, dopo una prima fase di apprendimento generale, un lavoro di cesello in cui la disciplina diventa un secondo abito.

Questo è il senso di andare in profondità, tecnicamente parlando, piuttosto che fare “collezione di mosse”.

Concludo con una storia che ho sentito per la prima volta da Eyal Yanilov e che a mio parere rende bene l’idea.

Viene detto a due uomini che per trovare l’acqua occorre scavare 15 metri.

Uno scava 15 buche da un metro.

L’altro scava una sola buca da 15 metri.

Chi trova l’acqua?

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