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Come e perché la paura manda il nostro cervello in tilt?

Come è possibile che anni di tecniche ripetute, provate e perfezionate svaniscano nel nulla? La frase maggiormente sentita di chi si trova a fronteggiare una situazione di aggressione verbale che degenera in uno scontro fisico è:

“Non ricordavo nulla.” oppure “Ero come paralizzato”

Se ti stai chiedendo come è possibile che che allenare il combattimento possa poi non dare alcun vantaggio probabilmente ti interesserà sapere cosa capita nel nostro cervello in questi casi.

Diversi sono gli elementi che concorrono. A cascata elenchiamo:

  1. Il meccanismo di combattimento o fuga (o paralisi)
  2. La difficoltà di accesso alla memoria a lungo termine in situazioni di stress.
  3. L’effetto che le situazioni nuove hanno sulla nostra capacità decisionale.

Le tre F dello stress: Fight, flight or freeze response.

La parte del nostro cervello che abbiamo ancora in comune con i nostri antenati primitivi ragiona ancora con i termini che consentirono all’epoca la sopravvivenza della specie.

Il meccanismo di combattimento-fuga-paralisi è quello che si attiva quando, di fronte ad un pericolo, il nostro cervello prepara il corpo al combattimento, alla fuga o a paralizzarsi. Quest’ultimo meccanismo, che è quello che prendiamo in esame in quest’articolo, ha due funzionalità. Una riguarda il fatto che l’immobilità è una delle caratteristiche essenziali del mimetismo. Nei confronti della vicinanza di un predatore cui non è possibile sfuggire è una risposta estrema ma sensata. Nei confronti di membri della stessa specie, invece, segnala sottomissione e consente, segnalando il rispetto della gerarchia all’interno del branco, di non venire attaccati.

La buona notizia è che questi meccanismi funzionano tuttora perfettamente e che possono  offrire grandi risorse. Sono ben noti i casi di persone che di fronte al pericolo hanno compiuto imprese eccezionali in termini di forza, resistenza o tolleranza al dolore.

La cattiva notizia è che il nostro cervello atavico non fa differenza tra il pericolo di un predatore e quello di una macchina che ci viene incontro suonando il clacson. In tutti i due casi possibile che dia il comando di paralisi.

Purtroppo più è alto il livello di stress più il cervello antico prende il comando della situazione.

Quel che rimane in memoria.

Non è un caso che le parti evolute del nostro cervello, quando il pericolo si avvicina, vengano tagliate fuori e rese inservibili. Un po’ come se fossero unità ad alto dispendio energetico e lente nel dare risposta. La memoria a lungo termine quella dove sono immagazzinati lunghi processi, sequenze e ragionamenti non è più accessibile. Avete mai sentito di qualche studente che, pur preparatissimo, il giorno dell’esame ha come un foglio bianco in testa?

Complicate manovre non automatizzate rimarranno tranquille dove sono in una situazione di vero pericolo. Le avrai allenate, sei capace di ricordarle, farle e spiegarle ma non quando più ti servono.

L’effetto dell’ignoto.

Infine l’effetto che le situazioni nuove generano nella nostra capacità decisionale. Più la situazione è nuova più abbiamo bisogno di raffrontarla con qualcosa di similare e ragionarci per sapere come comportarci.

A meno di non essere abituati ad essere aggrediti, anche solo verbalmente, è molto facile che si crei un momento di impasse.

A questo punto, seppure in modo generale, avrai un quadro più chiaro del modo attraverso cui la paura e le risposte che essa genera rendano difficile una reazione.

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