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Quali sono i meccanismi che stanno dietro l’aggressività?

Cosa facilita un comportamento aggressivo?
Ricevo e pubblico questo bell’articolo sull’aggressività ed i suoi meccanismi a firma di Stefania Piras.

Perché le persone aggrediscono? 

In ambito psicologico si trovano due ipotesi che possono fare un po’ di chiarezza: la prima è quella della frustrazione-aggressività. Essa afferma che “la frustrazione causa un’istigazione a diversi tipi di risposte, una delle quali è l’istigazione a una qualche forma di aggressività”. Significa che quando siamo frustrati il nostro cervello ci offre fra le varie soluzioni quella di avere una qualche forma aggressiva.

Ma cosa spinge a scegliere proprio l’aggressione quando potremmo reagire in altri modi?

La risposta sta negli indizi aggressivi, cioè quelli che spostano l’attenzione del soggetto su una risposta di tipo aggressivo come ad esempio guardare delle foto di qualcuno che lotta.

Prendiamo in esame il cosiddetto effetto arma: in uno studio venne dimostrato che i partecipanti che avevano ricevuto delle valutazioni negative somministrarono un maggior numero di scosse elettriche in presenza di armi, cioè di stimoli aggressivi, che in presenza di un oggetto neutro come una racchetta di volano.

Questo studio concluse quindi che in laboratorio stimoli di tipo aggressivo incrementavano risposte aggressive. È importante dire che nelle persone che erano già arrabbiate questi stimoli non ebbero nessuna influenza. Questo fa pensare che gli stimoli di tipo aggressivo possano essere paragonati ad un interruttore che ha la capacità di accendere una lampadina: non possiamo mica accendere una lampadina già accesa!

Sicuramente avrete sentito dire che certe persone sono aggressive perchè “ce l’hanno nel sangue”. In effetti la componente genetica è distintiva per quanto riguarda la predisposizione ad avere atteggiamenti aggressivi, ma le esperienze che vengono fatte nel corso della vita a livello di socializzazione sono ugualmente importanti, se non di più, nello sviluppare schemi di comportamento aggressivo.

Due meccanismi che aiutano il manifestarsi di atteggiamenti aggressivi: il rinforzo diretto e il modellamento.

Con il primo identifichiamo l’esperienza in cui si viene premiati per un comportamento aggressivo, sia perché facendo così riesco ad ottenere ciò che voglio, sia perché si viene socialmente ammirati.

Il secondo invece si riferisce all’apprendimento per imitazione: se vedo qualcuno che viene premiato o elogiato quando attua un comportamento aggressivo, la probabilità che io attui un comportamento analogo aumenta.
Il modo in cui dobbiamo comportarci nella nostra società si forma sulla base di rappresentazioni astratte dei comportamenti appropriati in diversi contesti e situazioni.

Le rappresentazioni vanno sotto il nome di “script aggressivi”, essi sono delle linee guida che, nel nostro caso, ci dicono se nella situazione in cui ci troviamo dobbiamo mettere in pratica o no un comportamento aggressivo. In uno script vi sono anche le credenze normative, cioè quando è opportuno mostrarsi aggressivi e “quali tra le diverse varianti dello script mettere in atto”.

Intensificatori e variabili dell’aggressività.

Ovviamente non tutti reagiscono in maniera aggressiva, però anche per le persone più “tranquille” ci sono alcune variabili importanti: l’alcol, le elevate temperature e i contenuti violenti dei media.

L’alcol anche in quantità minime aumenta il comportamento aggressivo. Esso ha “un ruolo importante nei crimini violenti: omicidi, violenze in ambito domestico, aggressioni sessuali e percosse tra partner”.
Bisogna sottolineare però che il forte legame fra alcol e aggressione nasconde il fatto che gli effetti dell’alcol possono avere effetti più forti per qualcuno e più deboli per altri.

Fondamentalmente il problema è che l’alcol diminuisce le capacità attentive e quindi il soggetto non è in grado di valutare tutti gli elementi di una data situazione (quindi non è in grado di valutare tutte le possibili varianti di uno script).

Per quanto riguarda le elevate temperature le aggressioni aumentano quando esse raggiunge alti livelli. Vi sono due schemi che sono stati creati “per testare questa ipotesi in condizioni naturali”. Il primo è stato creato guardando le regioni geografiche. Come? Venivano confrontati i crimini commessi nei paesi caldi e in quelli freddi, il risultato mostrava indici di violenza più alti nelle regioni calde.

Il secondo schema è quello che è stato creato guardando i periodi temporali, cioè in una stessa regione venivano messi a paragone i dati presi nella stagione calda e in quella fredda, evidenziando che i crimini violenti sono più elevati nei mesi estivi che in quelli invernali. Tuttavia “al momento, i risultati degli studi restano incongruenti”, quindi non si può dire con assoluta certezza che le cose siano strettamente collegate.

Però c’è un effettivo riscontro fra temperature calde e fredde. Pensateci bene, siamo molto meglio attrezzati per proteggerci dal freddo che dal caldo, questo fa si che i fastidi legati al caldo non siano così facili da eliminare.
I film, la televisione, i giochi elettronici e la musica violenti rappresentano una prova inequivocabile che la violenza dei media incrementa la probabilità di comportamenti violenti e aggressivi sia a lungo termine che a breve termine.

Sono stati identificati infatti diversi meccanismi che legano il comportamento violento con il contenuto violento dei media, per esempio: osservare qualcuno che interagisce in maniera aggressiva aumenta l’accessibilità di pensieri e sentimenti aggressivi, oppure vedere un’aggressione che solitamente quando viene riportata dai media viene per lo più premiata o i soggetti violenti restano impuniti, favorisce il modellamento su questi nuovi comportamenti.

Aggressività ed il pericolo dell’assuefazione

L’ultimo meccanismo, secondo me più significativo, è quello riscontrato nell’esposizione a lungo termine ad essi poiché porta ad assuefazione e ciò riduce la sensibilità nei confronti della sofferenza delle vittime. Siamo talmente abituati a vedere morti, sangue, sofferenza e degrado che non ci meravigliamo nemmeno più quando ciò accade davanti ai nostri occhi.

Siamo sempre meno sconvolti quando sentiamo al telegiornale di qualcuno che è stato ammazzato.

Vi siete resi conto che ci stupiamo della mancanza di brutte notizie in tv invece che gioirne?

Bibliografia

– Introduzione alla psicologia sociale, Il Mulino, a cura di Miles Hewstone, Wolfgang Stroebe, Klaus Jonas, Alberto Voci.

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