You cannot copy content of this page

Nulla funziona al momento sbagliato

La scelta di tempo, nel Krav Maga come in altre discipline legate al combattimento è uno dei tre elementi fondamentali su cui basare la propria azione o reazione.
Addirittura nella scherma antica e, con qualche differenza, anche in quella moderna questi elementi sono ancora fondanti.

Questi aspetti riguardano il Modo (o la tecnica) , la Distanza (o misura) e il Tempo.

In questo articolo tratto l’aspetto della scelta di tempo che, proprio perché meno intuitivo, riveste un interesse particolare.
Ovvio, infatti che una tecnica scorretta non funzioni, ovvio altrettanto che anche se corretta non possa funzionare ad una distanza sbagliata. Meno scontato invece, l’aspetto del “quando” un’azione vada eseguita ed in che modo si relazioni con le azioni dell’avversario.

… perché finché l’altro sta fermo, funziona tutto.

La scelta di tempo nel Krav Maga

Si dice che ogni combattente abbia un suo proprio ritmo di azione. Di base puoi immaginare all’interno di una linea ipotetica temporale azioni che avvengono prima, durante e dopo l’azione che si va a contrastare. In questo, uno studio molto interessante (oltre ai testi schermitrici) è quello che è stato fatto da Bruce Lee, di cui ti consiglio gli scritti per quanto riguarda il combattimento inteso come duello.

Nella difesa personale, invece, ci si concentra particolarmente in due tipologie di ritmo che sono tipiche dell’aggressore.

Questi ritmi si possono identificare come:

Ritmo non connesso: Quando il primo colpo termina il suo percorso, dopo un beve stacco, parte il seguente.

Ritmo naturale: Quando il primo colpo sta per terminare il suo percorso parte il seguente.

Per contrastare questi ritmi si possono utilizzare tutte le scelte di tempo a seconda del grado di sorpresa in cui veniamo colti.

Le elenco dalla condizione più favorevole alla meno favorevole.

Disconnesso: Attacco/azione preventiva. Il mio aggressore intende attaccarmi ma io lo anticipo.

Contemporaneo: Il nostro contrattacco va a segno nello stesso momento in cui blocco/devio/schivo. La classica difesa 360 con contrattacco contemporaneo.

Quasi contemporaneo: Il nostro contrattacco va a segno appena dopo il bloccaggio/deviazione/schivata. Ad esempio deviazione e contrattacco con calcio ai genitali.

Un tempo e mezzo: Il nostro contrattacco arriva mezzo tempo dopo la nostra difesa. La difesa classica da pugno diretto con rientro in un tempo e mezzo.

Naturale : Il nostro contrattacco arriva poco dopo la nostra difesa. Il tempo è identificabile con quello che nel pugilato viene detto “uno-due”

– Disconnesso ( nuovamente ) : L’attacco avversario va a vuoto e sfruttando lo sbilanciamento o il tempo morto dell’attaccante entriamo con un nuovo attacco.

Più in alto si è all’interno di questa scala, meglio è.

Nel combattimento a due, come Bruce Lee teorizzava Jeet Kune Do (e metteva in pratica nei suoi allenamenti e prove), la prima possibilità è sicuramente quella a cui tendere, ed è la vera essenza della “via per intercettare il pugno”.

Nel Krav Maga, in cui si studiano le possibilità in una situazione reale dove le variabili sono molteplici,  si protende verso la prima via ma si cerca prima di riuscire a padroneggiarle tutte.

Per quale motivo?
Non trattandosi di un combattimento a due che ha un inizio ed una fine, ma di una situazione di difesa personale l’elemento sorpresa è una variabile da tenere in considerazione da subito.
Allo stesso tempo, colpire sull’intenzione dell’attacco, non sempre è una scelta saggia.
Tale intenzione andrà poi dimostrata in sede giudiziaria.

Quest’articolo è tratto dagli studi di Eyal Yanilov.
Consiglio caldamente la sua newsletter e il suo libro se sei interessato a studiare i principi che stanno dietro il funzionamento del Krav Maga.