Quando la difesa da coltello è possibile?

La difesa personale, come tutte le discipline che affrontano realtà dinamiche, è contestuale.
Questo vuol dire che le nostre possibilità e modalità d’azione sono strettamente legate al contesto.

Il coltello, in tal senso, non ha nessuna specificità. Semmai una maggiore letalità in un determinato contesto e richiede particolari cautele nel valutare la situazione. Nulla però che, nella struttura, sia diverso dalla comprensione del rischio di una qualsiasi situazione di difesa personale.

Ciò che è importante davvero nella difesa personale è la metodica con cui la si affronta e, conseguentemente, la preparazione che è più adatta per poterla trattare nel migliore dei modi.

Comprendere il problema ed elaborare una risposta che lo risolva nel miglior modo possibile.
Il tutto quando ciò è possibile.
Credo che nessuno sano di mente possa asserire che il possesso di una particolare tecnica, immunizzi il suo portatore. Nessuno è imbattibile.

Lo scenario dell’aggressione con un coltello.

Lo scenario è ovviamente molto più ampio di quello che comunemente si intende. All’interno di questo, il coltello può essere lo strumento con cui si rapina o si vuole dare una lezione così come il mezzo di rivalsa dopo una discussione accesa o aver avuto la peggio in uno scontro fisico.

In qualsiasi modo si sviluppi dobbiamo aver ben chiaro cosa il coltello può comportare e sapere che la distanza è sempre e comunque la condizione che offre maggiori possibilità di sopravvivenza.

Sottolineiamo che stiamo parlando di difesa personale e non dei compiti di un operatore di sicurezza o di un militare.

Diverso ruolo, diverso scopo, diversa linea d’azione.
Ove un civile ha l’unica incombenza di preservare la propria incolumità e di reagire proporzionalmente (con tutte le variabili del caso), un poliziotto ha il compito di contenere e neutralizzare la minaccia. Un militare, in un contesto bellico ha un obiettivo ancora diverso e strumenti diversi per risolvere la situazione.

L’obiettivo della difesa da coltello per un civile.

L’uso della forza da parte di un civile è a tutti gli effetti una “sospensione” di ciò che non può normalmente fare.
Tale azione è strettamente collegata alla difesa della propria vita e, in un’ottica di proporzionalità, di un diritto ove la vita è sempre considerato il bene più prezioso.
Va sempre ricordato, infatti, che l’azione di difesa personale andrà poi giustificata di fronte alla legge. Insomma, non aspettarti una medaglia.

Facile considerare come, in particolare in caso di un’aggressione con il coltello, la strategia più logica per un civile sia quella di limitare i danni o addirittura annullarli mantenendo quanto più distanza possibile.
Statisticamente parlando la gestione della distanza anche con l’ausilio di armi improvvisate (ed alle volte anche la fuga) è ciò che le migliori possibilità di successo.

A tale obiettivo si deve sempre tendere e, a meno che non intervengano necessità particolari, tutte le nostre azioni devono portarci a ripristinare la maggiore distanza possibile dall’aggressore. Tutto il corpo interviene in questo compito sia in chiave difensiva che come attacco preventivo.

Qualche esempio di difesa da coltello

Facciamo qualche esempio in ordine di possibilità di successo:

  • spostamenti e/o fuga;
  • uso dell’ambiente come ostacolo;
  • reperire strumenti occasionali che possano proteggerci o consentirci di attaccare con maggiore sicurezza;
  • uso dei calci come anticipo o interdizione;
  • uso delle mani per deflettere afferrare o spingere.

Tutti questi strumenti vanno usati fluidamente uno assieme all’altro a seconda della necessità.
La difesa da coltello è una situazione che termina solo quando siamo in un luogo sicuro e possiamo avviare le procedure di richiesta di assistenza.

L’allenamento alla difesa da coltello.

L’allenamento alla difesa da coltello nel Krav Maga, dunque, rispecchia il principio di distanza (tutto deve tendere a guadagnarla salvo differenti necessità) e orienta i mezzi a disposizione per raggiungerlo (sfrutta corpo e ambiente a 360°) .

Ci si allena alla difesa da coltello cercando il più possibile di tamponare la situazione di estremo svantaggio per passare ad altre in cui si hanno maggiori possibilità di sopravvivenza.

Nella pratica si concentra nel passare da una fase ad un’altra per gestire errori e il mutare della situazione.
Nulla viene mai dato per scontato ed è per questo motivo che si cerca di portare quanto prima l’atleta a simulare un contesto realistico.
Il compagno d’allenamento simula un contesto in cui possono avvicendarsi fasi di minaccia, attacchi liberi non concordati, aggressioni improvvise.

Le tipologie di esercizi sotto stress sono di vario tipo ma tutte fondamentalmente spingono il praticante alla reazione e al non bloccarsi.
Anche persone non addestrate sono riuscite a sopravvivere ad aggressioni di coltello vere e proprie e ci sono riuscite perchè hanno reagito (anche solo avendo la prodezza di scappare).

La realtà della difesa da coltello.

La difesa da coltello viene vista erroneamente come una serie di tecniche che mettono in grado di combattere a mani nude alla pari con un aggressore motivato, aggressivo e dinamico armato di arma da taglio.

Nulla di più lontano dalla realtà.
Parliamo sempre di metodologie di contenimento dove l’assetto mentale, anche se supportato da un comparto tecnico solido, è la cosa più importante.

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