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Perchè se non sai …è facile farsi fregare!

Hai sentito parlare del Krav Maga ma non sai esattamente di cosa si tratti? Lo pratichi ma non riesci a spiegarlo senza cadere in luoghi comuni? In quest’articolo sfatiamo i miti che attorno a questa disciplina si sono creati.

Il Krav Maga è salito alla ribalta ed oggi, esattamente come per altre discipline, soffre per una serie di luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con la sua pratica reale e con i suoi praticanti.

1.Il Krav Maga è il combattimento dei corpi speciali.

Si e no. Il Krav Maga nasce come sistema in seno all’esercito e da tali origini trae la sua logica di ottimizzazione delle risorse, di logica nell’applicazione e di massimo risultato in minor tempo e minor sforzo possibile. Il Krav Maga che si fa nelle palestre è la stessa logica applicata alle necessità dei civili. La logica militare vuole l’eliminazione della minaccia. Quella della difesa personale la salvezza propria e dei propri cari. Una precisazione che è importante tenere a mente prima di giocare a fare Rambo.

2. Il vero Krav Maga è troppo duro ed è impossibile da insegnare ai civili.

Balle. Il Krav Maga è stato sviluppato proprio per consentire a chiunque di riuscire a difendersi. Il Krav Maga per i militari è identico nei principi ma ha un set di tecniche mirato all’equipaggiamento e al ruolo più un’attenzione particolare per la preparazione fisica. La durezza non c’entra. In particolare all’interno di una forza armata si presta attenzione alla progressione perché una unità che rimane infortunata è un’unità che non combatte.

3. Nel Krav Maga si usano molte leve e disarmi.

Questo è davvero un bel mito da sfatare. Nemmeno nel Krav Maga indirizzato alle forze dell’ordine leve e disarmi sono una parte preponderante. Ambe due sono manovre che richiedono una grande padronanza e la capacità di passare immediatamente ad altre azioni ai primi segni di insuccesso. Non sono dei tabù ma vanno davvero utilizzati con intelligenza. Per questo vengono inseriti in un programma di crescita relativamente tardi quando l’allievo è pronto per valutare i rischi che comportano.

4. Nel Krav Maga i combattimenti sono durissimi e ci si infortuna spesso.

E’ vero non ci preoccupiamo troppo dei dolori muscolari e per alcuni i lividi sono “Krav Maga make up”, ma il motto del “No pain no gain” contrasta con la prima regola del Krav Maga “Per prima cosa, non farti male.” Questo seguendo la logica strettamente legata alla difesa personale che vuole le persone essere in grado, allenamento dopo allenamento, di essere più abili nel fronteggiare un’aggressione e non meno. Vai in una palestra per imparare a difenderti e ne esci con un braccio rotto. Non ci hai fatto un gran guadagno.

5. Nel Krav Maga si deve sempre tendere a battere il proprio compagno.

Per ultima ho tenuto la fesseria più grande. La difesa personale non è sparring.  Certo, sistema di difesa personale come il Krav Maga ha un interesse nello sparring, per le sue capacità condizionanti mentali e fisiche, ma non per la vittoria su qualcuno. Tanto meno se si tratta di un compagno di palestra. Ancora una volta la parola chiave è progressione verso un’intensità adeguata a produrre i migliori risultati.

Questo per vari motivi:

  • Un infortunio insegna solo a temere il combattimento.
  • Nel sovrastare un avversario non si apprende nulla.
  • Lo spirito di corpo è ciò che consente di creare un clima che migliora grandemente l’apprendimento di tutti.

 

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