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Guida minima e ragionata su ciò che è possibile e realistico fare.

Articolo di Mauro Scrobogna

Istruttore KMG per civili, con specializzazioni in corsi per donne, bambini, VIP-CPP, Law Enfocement

Nota dell’autore: Come  militare ho prestato servizio “nell’educativa” Beirut nel 83’84’, poi come giornalista free lance ho avuto il privilegio di esperienze interessanti  in Angola, Sudan,  Etiopia, Afghanistan, Birmania, Cambogia, Malesia,  due anni di Conflitto Balcanico, Israele, Irlanda del Nord nei turbolenti fine anni ’80, rivolte, sommosse e rivoluzioni varie nella nostra buona Europa.

Affronto questo tema delicato, vasto e complesso, con l’umiltà del caso ma consapevole di un bagaglio personale di esperienze che mi fanno consigliare con convinzione  la pratica del Krav Maga constatando che esso, a differenza di tutte le arti marziali, è l’unico sistema che offra degli strumenti per poter orientarsi in situazioni così difficili.

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Premesse

È dovere di una struttura che si occupa di difesa personale affrontare un soggetto che oggi si presenta come ineludibile: il rischio rappresentato da azioni terroristiche.

Per una struttura come KMG, che ha la sua storia e anche il suo presente strettamente collegato ad una terra come lo Stato di Israele, l’argomento non rappresenta una novità. Chi ha avuto l’opportunità di frequentare percorsi formativi, anche i più basilari, nella terra di origine del nostro sistema tattico difensivo ha potuto facilmente constatare come il soggetto sia sempre presente.

Seguendo la metodologia che impariamo in KMG ad ogni problema c’è una soluzione tendente a risolverlo o a minimizzarne le conseguenze.

Ricordiamo però che il Krav Maga, essendo un sistema legato alla realtà della vita, ha anche il realismo di sapere non a tutto si trova una soluzione. Il Krav Maga non è una pozione magica che rende invincibili ma insegna che se esiste una possibilità bisogna perseguirla con determinazione fino a quando c’è vita.

Per essere chiari prendiamo ad esempio le difese da coltello: vista la grande pericolosità dell’arma bianca ( corta distanza e infiniti angoli di attacco), la determinazione e la violenza dell’attaccante l’obiettivo realistico  delle tecniche è quello di uscirne vivi, nessuno si illuda e vi illude  di uscirne integri.

Vediamo quindi di analizzare brevemente il nostro attuale problema.

L’azione terroristica tecnicamente si identifica con un attacco che ha come scopo ultimo non il danno immediato e contingente ma è interessato a creare un’atmosfera di insicurezza, di psicosi, di raccapriccio, creare disordine e scompiglio,  mettere in crisi le abitudini di vita, in breve il terrore. L’azione a scopo terroristico è uno strumento facile ed efficace. I risultati collaterali delle azioni di fuoco registrate a Parigi li abbiamo sotto gli occhi.

La molteplicità degli obiettivi e la vasta gamma di modalità con cui attaccarli rende evidente che parlare di prevenzione non ha senso per il comune cittadino.

Le attività di prevenzione attengono al livelli dell’intelligence e delle autorità preposte al controllo del territorio. Noi civili possiamo solamente, e non è poco, mantenere un livello di attenzione per quello che circonda al fine di percepire qualche nota stonata che opportunamente segnalata sia di aiuto alle autorità.

Detto ciò bisogna sottolineare la necessità di assumere delle abitudini, mettere l’accento su  accorgimenti che possono fare la differenza per la nostra sopravvivenza.

A livello di prevenzione noi sappiamo, perché il sistema lo insegna, l’importanza della via di fuga, il noto ‘raggiungere la porta’ costante di tutti i nostri esercizi. Nulla di nuovo allora nel prestare attenzione, anzi esaminare e prendere nota della presenza delle uscite di sicurezza, e tenere memorizzare le indicazioni della segnaletica che indica la loro posizione. Per chi pratica il Krav Maga una costante attenzione a ciò che avviene attorno a lui non è certo una novità.

Prevenzione

Come non deve essere una novità perché ci viene insegnato nei seminari che KMG propone di non infilarsi in situazioni che possano trasformarsi in trappole per topi e questo vale sempre.

La scelta del tavolo al ristorante, del sedile lato corridoio possibilmente mantenendo una prossimità con le porte sui mezzi pubblici, l’identificare negli stessi delle uscite d’emergenza e la presenza degli attrezzi necessari per poterle utilizzare, l’evitare le folle che si accalcano e quando non è possibile valutare sempre la nostra posizione rispetto a possibili caratteristiche ambientali che ci consentano trovare un rifugio qualora la folla si trasformi in un mostro in movimento. Cortili, portoni, elementi architettonici o mezzi che offrano un argine protettivo alla folla che di trasforma in massa impazzita.

Il cultore del Krav Maga non ha nulla di nuovo da imparare ma dovrà solo fare un po’ di ripetizioni su tutte le tecniche che vengono applicate nelle simulazioni appartenenti al soggetto  crowd , sulle manovre che hanno loro punto di partenza la sedia, trattare con maggior agilità l’andare a terra e rialzarsi nelle varie modalità che favoriscano la fuga. Dovrà inoltre rispolverare le tecniche acquisite nella difesa della terza persona relative agli spostamenti della stessa, alla sua evacuazione sia essa sia integra che ferita. Magari integrare qualche nozione base di pronto soccorso.

Alcune osservazioni pratiche

Nei curricola relativi alle specializzazioni Vip Close Party Protection l’attacco terroristico armato e la presa di ostaggio, vengono analizzati approfonditamente partendo dai filmati di situazioni tipo verificatesi nei vari paesi del mondo. Non è questo il luogo per una trattazione esaustiva del vastissimo argomento ma vorrei soffermare la vostra attenzione su alcune osservazioni pratiche.

Quando ci si allontana in fretta, o scappa, da una situazione pericolosa non solo bisogna avere le idee più chiare possibili sul dove si sta andando ma anche cercare di capire in tempi piu brevi possibile dove e cosa sta succedendo, poi fare la propria scelta in base al processo di decision making a cui veniamo stimolati spesso durante i games presenti nella nostra metodologia d’insegnamento.

Non voglio nascondere che questo è un punto molto critico per chi non si è mai trovato in situazioni di questo tipo o non ha ricevuto un lungo e adeguato addestramento che riduca i tempi del naturale immobilismo dovuto alla sorpresa spesso accentuato dall’incredulità davanti al verificarsi di un evento estraneo all’esperienza dei più.

Alcune regole e linee guida

Prima regola generale è quella di offrire il minor bersaglio possibile, la reazione naturale sarà comunque quella di abbassarsi e sarà già un buon punto di partenza per valutare la situazione e dirigersi verso una via di fuga o un riparo che deve essere consapevolmente valutato secondo le sue caratteristiche fisiche.

Chiariamo il punto: Un pannello di legno da modo di nascondersi ma non è una copertura, un muro offre si copertura ma relativamente al tipo di minaccia che ci fa oggetto della sua attenzione. Un mattone che può fermare un proiettile non è detto che non possa sgretolarsi sotto un reiterato numero di colpi, oppure non sarà in grado di proteggerci efficacemente da tutto ciò che satura l’aria nel caso di un esplosione. Un pilone di cemento armato ci può essere più utile, se disponibile.

Comprendere  la differenza tra occultamento e copertura è essenziale per decidere dove è cosa vogliamo raggiungere nel nostro sforzo di allontanarsi dalla zona del pericolo. Non sempre possiamo avere l’occasione di approfittare dei lavori stradali che con i loro scavi offrono un ottimo rifugio. Ma in tema di ambiente stradale ritengo utile ricordare quello che ci viene insegnato riguardo la copertura che possono offrire i veicoli.

Nelle automobili l’unica copertura possibile viene offerta dal blocco motore e in maniera più ridotta dall’area dai cerchioni delle ruote con annessi assi e dischi dei freni, aree quest’ultime a cui affidarsi con maggior fiducia nel caso appartengano a veicoli imponenti quali camion o bus.

Chi si dedica allo studio del Krav Maga ha quindi un ulteriore tema su cui esercitarsi mentre vive la sua giornata, come ha imparato a analizzare e registrare la presenza di oggetti comuni da poter utilizzare a seconda delle esigenze oggi deve guardarsi in giro per identificare possibili coperture o occultamenti. Oltre alle già citate vie di fuga.

Ultima annotazione pratica, che viene fatta apprendere con dinamici giochi ai nostri allievi più piccoli,  riguarda la conosciuta corsa a zig zag per cercare di sottrassi ad un tiro diretto: i cambi di direzione devono essere molto accentuati e alternarsi al massimo ogni 2 secondi che rappresentano il tempo medio in cui un tiratore riacquisisce il bersaglio. Ad ogni modo c’è sempre la speranza che prediliga una preda meno sfuggente.

Ultimissima cosa tenete a portata di mano un’adeguata torcetta a led.

Se i tempi paiono bui cerchiamo di non correre al buio.

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Di seguito alcuni link utili:

http://it.sputniknews.com/mondo/20151118/1564848.html

http://www.ilpost.it/2015/11/19/cosa-fare-in-caso-di-attentato-terroristico-isis/

http://www.internazionale.it/notizie/2015/11/18/attentato-cosa-fare-terrorismo