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Come si evita il blocco da paura?
Un buon punto per iniziare è comprendere come la difesa personale sia molto di più delle azioni fisiche che si fanno per difendersi da una aggressione.
Entrano in gioco le capacità di attenzione all’ambiente, riconoscimento del pericolo, gestione del confronto verbale (quando presente), eventuale scontro fisico e, infine, gestione del post-fight. 

Come avrai notato l’aspetto fisico è solo una delle componenti e non sempre accade.
Anzi il risultato migliore è proprio non arrivarci. 

Per questo, comprendere il funzionamento profondo del nostro cervello diventa fondamentale. In questo articolo cercherò di offrirti una visione generale di quello che succede al nostro cervello quando viene percepita una minaccia e come esso reagisca a seconda dell’intensità percepita della stessa.

La paura che blocca.

Capita che chi si sia trovato a fronteggiare una situazione di aggressione verbale e/ fisica riporti frasi come:  

“Ero come paralizzato”, “Non avevo idea di cosa fare” oppure, “Tutto è accaduto troppo velocemente, non ricordo di preciso cosa ho fatto”.

Sono affermazioni comuni in queste circostanze, e rivelano l’impatto paralizzante che la paura può avere sulla nostra capacità di reazione.
Questo, bada bene, può capitare anche a chi non è a digiuno di difesa personale.

È giusto domandarsi, allora: come può l’addestramento, gli sforzi ripetuti e la perfezione delle tecniche svanire nel nulla quando più ne abbiamo bisogno?

La risposta si cela nel funzionamento del nostro cervello, che in questo caso sfrutta schemi arcaici e nelle dinamiche che entrano in gioco quando la paura si fa strada. 

Seguimi, stai per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio.

Come il nostro cervello interpreta la difesa personale 

Siamo in un’epoca iper tecnologica, moderna e sicura ma il nostro cervello non lo sa. La parte più antica di esso è ancorata ad un meccanismo primitivo di combattimento-fuga-paralisi che scatta quando percepisce un pericolo imminente. 

Il nostro corpo si prepara istintivamente al combattimento, alla fuga o, nella maggior parte dei casi casi, alla paralisi.

Quest’ultima reazione è ciò su cui ci concentreremo, perché viene vissuta come la più critica nella difesa personale, sia nell’imminenza dell’aggressione che dopo quando si rimpiange di non essere riusciti a fare nulla.

Questa risposta di blocco da paura che viviamo come terribile ha però un senso legato a una strategia di sopravvivenza che funzionava bene nelle epoche passate .
Se pensiamo al mondo dei nostri progenitori, il restare immobili era una forma di mimetismo che poteva avere successo contro i predatori. Allo stesso modo, un atteggiamento analogo poteva segnalare la sottomissione all’interno del gruppo di simili e risparmiare all’aggredito una dimostrazione di forza. 

Detto questo, per le finalità di un corretto allenamento alla difesa personale, sarà importante allenare il praticante a riconoscere i segnali che stanno per generare il blocco e prepararsi all’azione.
Molto utile, inoltre, avere degli allenamenti in cui il praticante apprende ad agire (e continuare l’azione) piuttosto che ad adottare delle strategie attendiste. 

Gli effetti del blocco da paura sulla memoria.

In uno stato di stress, il nostro cervello atavico prende le redini, spegnendo le funzioni più evolute.
Quelle parti che richiedono tempo e pensiero, come la memoria a lungo termine, vengono temporaneamente messe in pausa.

Questo spiega il vuoto mentale che può colpire anche le persone più preparate durante situazioni di aggressione o anche di semplice tensione psicologica.

Volendo fare un paragone untile a rendere l’idea, il livello della paura è simile alla pendenza di una salita: più è elevata, più la macchina che si sta guidando dovrà scalare verso marce più basse. 

Ecco che quindi un allenamento che porti il praticante ad essere più resistente agli effetti dello stress, porterà ad un miglior uso delle proprie capacità razionali in prima istanza ma anche a poter ricostruire con più facilità e con una linea temporale coerente quanto accaduto.

Come l’effetto sorpresa influenza il blocco da paura

La nostra capacità di prendere decisioni è influenzata dall’esperienza passata. Affrontare una situazione nuova e sconosciuta può rappresentare una sfida considerevole. 

Maggiore è la novità, maggiore è la necessità di confrontare con qualcosa di familiare.

Nel contesto della difesa personale, l’inaspettato può provocare un momento di stallo, in cui la nostra mente cerca disperatamente un punto di riferimento per agire.

Ecco perché l’allenamento deve fornire risorse tecniche che consentano di affrontare situazioni differenti, semplicemente adattando gli strumenti che si posseggono. 

Come evitare il blocco da paura per una buona difesa personale

La paura che genera il blocco è, dunque, una reazione naturale.
Può essere attivata ed accresciuta:

1) dalla non conoscenza della situazione e dall’incapacità di interpretarla in modo chiaro,
2) dall’assenza di fiducia nei propri mezzi o dalla mancanza degli stessi
3) dalla mancanza di un addestramento che consenta di riconoscere e tollerare lo stress derivante da una minaccia percepita.

È evidente che il blocco da paura è un fenomeno intricato, ma questa consapevolezza può fare la differenza cruciale nella tua preparazione per la difesa personale. 

L’istruttore di difesa personale deve quindi preparare ogni allenamento in considerazione di come funziona il cervello, di quali sono le situazioni più comuni di aggressione, combinando le migliori soluzioni tecniche e con un occhio attento alla preparazione psicofisica per allenare alla gestione dello stress.

Conoscenza ed esperienza, infatti,  forniscono gli strumenti per evitare il blocco da paura e reagire in modo adeguato.
Ma conoscenza ed esperienza si acquisiscono solo attraverso un allenamento appropriato e consapevole. 

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